Il Mediterraneo spazio plurale

 

 

 

 

 

 

 

Scritto da Vittorio Bonacci nell’ Internazionale,

Numero 100 – 1 Giugno 2013 | 0 commenti

Il Mediterraneo spazio plurale

Il Mediterraneo spazio plurale

Il Mediterraneo è un mare circondato da terre e una terra bagnata dal mare. “E’ un mare tra le terre”, e queste terre sono tre   continenti: Europa, Africa e Asia.
Per i Romani era il “Mare nostrum”: la potenza di  Roma repubblicana e imperiale toccò tutte le  regioni affacciate sul Mediterraneo.
L’intera  regione è considerata  la culla delle più antiche civiltà del Pianeta nonché  teatro della storia e della civiltà occidentale. E’ un bacino antropologico  che contiene più di tre millenni di civiltà differenti, unificati da un mare comune.
Il  “Mediterraneo”  è un toponimo evocativo di eventi memorabili e di suggestioni fascinose; un mondo sovranamente ricco di cosse belle , ignote, problematiche e divise, in cui si intrecciano radici polimorfe e rotte diverse. In esso si sovrappongono le immagini dell’isola e del lago, immagini vibranti che assestano  e sistemano, sussultano  e sprigionano, un grande mare che lascia salire dal profondo le sue molteplici opposizioni. Nel  corso della storia il Mediterraneo è  sempre stato teatro di eventi, di antagonismi, di travasi culturali e incroci demografici. La cultura  greca e latina si è intrecciata con la quella   giudaico – cristiana e con la tradizione coranica dell’Islam. L’area del Mediterraneo è stata percorsa  e  divisa  da alcune tra le più grandi contrapposizioni  culturali della storia: Oriente contro Occidente, democrazia contro tirannia, Cristianesimo contro Islam, sviluppo contro arretratezza, capitalismo contro comunismo. Paradossalmente le caratteristiche peculiari del Mediterraneo sono proprio quelle che lo contrappongono, secondo un modello dicotomico, al resto del Nord dell’Europa. Ai Paesi del Mediterraneo vengono attribuiti sistemi politici basati sul clientelismo e il “patronage”, contro la democrazia del Nord.  Tuttavia  c’è un elemento che unifica e distingue l’area mediterranea da ogni altra area geografica: la presenza di un ambiente naturale che, con i suoi quarantaseimila chilometri di costa,  favorisce le comunicazioni umane lungo le sponde marine cui si accompagna la singolarità orografica con un clima temperato che configurano l’intera regione come  spazio ecologico  in cui insiste una vegetazione  lussureggiante: la vite, l’ ulivo, gli agrumi, oltre alla rinomata “macchia mediterranea”.  In definitiva  le regioni mediterranee presentano una fitta rete di tratti comuni, legate alle comuni condizioni ambientali e alla frequenza dei contatti e degli scambi. Per cui il Mediterraneo   assume i connotati di una geografia plurale  formata da persone, luoghi, storie e culture che interagiscono e  fanno emergere  tratti comuni e caratteristiche unificanti e distintive.   Le onde si agitano in superficie mentre il fondo resta tranquillo.
Questi tratti comuni e irregolari  consentono  di definire un’area culturale e un’unità antropologica omogenea e distintiva?  Secondo una scuola di pensiero  il Mediterraneo si può considerare come un’area omogenea aperta all’intercultura. Ma  c‘è anche chi vi individua contesti differenziati: Europa, Magreb,  Medioriente.
Da questa divergenza discendono profonde implicazioni epistemologiche e politiche. Il Mediterraneo esprime un’identità plurale, multidimensionale e meticciata che scaturisce da prospettive incrociate e civiltà accatastate.  E’  proprio il pluralismo delle tante culture che ha dato vita alla civiltà mediterranea.
Queste peculiarità hanno preservato nel tempo  l’unità e l’identità del Mediterraneo, resistendo alle sfide provenienti dai grandi spazi oceanici e continentali.
Negli ultimi tempi ha fatto irruzione  nell’area del Mediterraneo un fenomeno inedito in gran parte nel passato: è esploso  un massiccio movimento migratorio dai bacini meridionali e musulmani verso la sponda continentale. Le vecchie potenze coloniali  sono investite da un flusso  migratorio che l’Europa percepisce come invasione e minaccia alla sua integrità, inducendo una posizione difensiva e di chiusura. Viene da chiedersi se oggi , come nel passato, si ripropone lo schema dello scontro di civiltà tra le  due sponde  del Mediterraneo.
In questo scenario si generano forti tensioni, aggravate dal fatto che alcuni movimenti politici immaginano l’unificazione del mondo attorno ai valori dell’Occidente assunti come universali  e  universalizzabili. Da qui le guerre “umanitarie” nei Balcani e quelle “preventive” in Asia e in Medioriente. In questa scia occorre ricordare  la recente iniziativa della Francia che ha lanciato il progetto della “Unione per il Mediterraneo”,  intesa come “Alternativa mediterranea” , teorizzata all’inizio del secolo scorso dallo studioso belga   Henry Pirenne (1862 – 1935) e più recentemente dal francese Fernand Bruadel (1902 – 1985).
Per scongiurare pericolose involuzioni storiche e il ripetersi di  accadimenti funesti occorre  vivere questa pluralità non come minaccia ma come spazio in costante mutamento   in cui si può rielaborare il senso di appartenenza e di solidarietà.
L’auspicio è che la pluralità culturale e antropologica, che nell’area  mediterranea si sta amplificando e rimescolando con il flusso migratorio,  venga interpretata e  vissuta, dai Paesi continentali che vi gravitano, come una risorsa strategica in  un luogo di cooperazione privilegiata per ricreare  le condizioni propizie per uno scambio equilibrato e rinnovato. Così facendo poter  realizzare uno spazio di mediazione e di neutralizzazione degli opposti fondamentalismi.
Si tratta in questo senso di riannodare i fili  della  storia del Mediterraneo per recuperare i tesori sepolti sotto il mare e per ritrovare i tratti più significativi  dell’originalità  culturale della civiltà mediterranea.

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